Le microspie dell’ultima
generazione:
Sempre più piccole e
ipertecnologiche
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Una approfondita descrizione delle
microspie classiche e dell’ultima generazione
Quali le loro caratteristiche e
quali i limiti tecnici?
Quanto è facile spiare le nostre
telefonate e come ci possiamo difendere?
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L’autore
del presente articolo declina ogni responsabilità sull'eventuale uso illecito
delle apparecchiature descritte e dello schema elettrico fornito. Infatti,
questa monografia vuole avere solamente uno scopo didattico ed esplicativo,
teso a dimostrare la facilità con la quale è possibile effettuare una
intercettazione telefonica o un ascolto ambientale e non un invito o un
incoraggiamento a mettere in pratica quanto descritto.
Il semplice fatto di proseguire nella lettura, implica
l'accettazione di quanto sopra.
N.B.:
Questo NON è un sito commerciale. I dispositivi descritti e/o fotografati,
presenti nell’articolo, sono di proprietà dell’autore e non sono in vendita. I
link a siti di interesse, visibili a fine articolo, hanno il solo scopo di
consentire, a chi lo desiderasse, un approfondimento dell’argomento. I relativi
siti, commerciali, non sono in nessun modo collegati economicamente con
l’autore della presente monografia.
Orwell, scrittore di origine scozzese
della metà del secolo scorso, ci aveva avvisati: nel suo romanzo “1984" il genere umano viveva in un mondo
controllato elettronicamente da un’autorità governativa centrale che lasciava
poco o niente spazio alla vita privata. Come spesso accade, la realtà supera la
fantasia: telecamere piazzate in ogni punto delle nostre città, nelle banche,
nei supermercati, ci seguono ci controllano…ci spiano!
Il telefono
cellulare che ognuno di noi ha in tasca, (complemento “vitale” della nostra
esistenza a partire dall'età di undici/dodici anni), trasmette frequentemente al
gestore telefonico la nostra posizione topografica con un’approssimazione che
va dal centinaio alle decine di metri, a seconda della dimensione della “cella”
del ripetitore radiotelefonico più vicino. Questa, ci piaccia o meno, è una
condizione essenziale per il funzionamento del sistema cellulare che deve
sempre sapere dove si trova un certo telefonino per poter essere raggiunti da una
chiamata in arrivo.
La carta di
credito, il bancomat, raccolgono informazioni sui nostri spostamenti e,
potenzialmente, sulle nostre scelte di acquirenti. Apposite organizzazioni
raccolgono, e commercializzano, dati sulle nostre abitudini di consumatori, sui
nostri interessi socioculturali, sulla solvibilità del nostro conto corrente
ecc. Dimenticate, anche una sola volta, di barrare la casella “non consento che
i miei dati personali vengano usati per…..” in calce ai tanti moduli per la
richiesta di informazioni, di iscrizioni o di acquisti a distanza, che passano
per le nostre mani, e siete immediatamente “schedati”.
Alcune persone
credono, per sentito dire, che il proprio telefono cellulare potrebbe essere
attivato a distanza, anche se spento, per spiare le conversazioni che si
svolgono nei pressi. Conosco persone che, quando debbono parlare di argomenti
estremamente riservati, in riunioni commerciali, industriali o d’altro genere,
tolgono la batteria dal loro telefonino! Quando la paranoia raggiunge il livello
di allarme, ecco nascere la “leggenda metropolitana”, vera spia delle nostre
paure più o meno inconsce. I dispositivi
per spiarci, controllarci, ci sono e sono ben attivi! Semmai è la
conoscenza delle loro potenzialità che
scarseggia.
Le microspie, ad
esempio, soprannominate anche "cimici", sono un subdolo mezzo per
carpire informazioni, segreti industriali, o per inguaiare mariti troppo
"farfalloni". Se fino a pochi anni addietro erano solo i paranoici a
temere di essere osservati o spiati,
oggi la tecnologia produce apparati miniaturizzati nascosti negli oggetti più
banali e davvero capaci di sorvegliare chiunque, a volte anche a costi
accessibili.
Le dimensioni di
questi dispositivi sono sempre state molto contenute, per l’ovvia necessità di
nasconderle nei pressi della vittima di tali attenzioni. Il principale problema
da risolvere è sempre stato quello relativo al sistema di alimentazione, ossia
alle pile. Le dimensioni di queste ultime, infatti, superavano spesso
abbondantemente quelle della microspia vera e propria, a causa della necessità
di disporre di una sufficiente autonomia di funzionamento. Non sempre è facile
tornare sul luogo dove è installata una "cimice", per provvedere al
cambio delle pile. Dunque, o si opta per un’alimentazione tramite la rete
elettrica, sopportandone le relative difficoltà di installazione e le perdite
di tempo che mal si conciliano con l’azione spionistica, spesso illegale che,
al contrario, richiederebbe un intervento rapido e che non dia troppo
nell’occhio, o si ricorre a batterie di dimensioni tali da rendere difficoltoso
l’occultamento di tutto il marchingegno. Anche oggi la pila di alimentazione
rappresenta un notevolissimo problema, nonostante i rilevanti progressi fatti
intorno a questo dispositivo.
La
miniaturizzazione dei circuiti:
Diciamo subito
che i progressi più eclatanti sono stati appannaggio dell’elettronica, sia
nella direzione della miniaturizzazione dei circuiti, sia in quella della
sempre maggiore integrazione di semiconduttori sulla minuscola piastrina di
silicio che costituisce il cuore dei circuiti integrati.
L’aggettivo "integrato" sta ad indicare che tutti i circuiti sono inseriti nello stesso contenitore, delle dimensioni di una ventina di mm2, ed il numero di componenti realizzati sulla piastrina di silicio che ne costituisce il cuore, delle dimensioni di 1mm2, ha largamente superato, al giorno d’oggi, i 3mila elementi semplici, cosa che sino a pochi anni fa sembrava un livello di integrazione irraggiungibile. La recente tecnologia "S.M.D.", acronimo inglese di "dispositivi montati in superficie", ha consentito di spingere la miniaturizzazione a livelli tali che, oramai, un tecnico che operi su tali circuiti, usa strumenti che assomigliano più a quelli di un chirurgo, che non a quelli di un laboratorio di elettronica. E’ la tecnologia "S.M.D." che ha reso possibile la diffusione di telefoni cellulari sempre più piccoli e sottili, nonostante la notevole complessità della loro elettronica, al punto che il loro dimensionamento è limitato, (non sto scherzando), dalla distanza fra la bocca e l’orecchio della specie umana, dimensione quest’ultima che nessuno ha ancora pensato a ridurre.
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La tecnologia S.M.D. Nella
foto possiamo vedere l’interno di un apparecchio che adotta componenti realizzati
con tecnologia S.M.D. Sopra alla moneta, che serve a dare una idea delle
dimensioni reali, ho appoggiato un circuito integrato a 14 piedini della
generazione precedente. Si tratta di un dispositivo che contiene un numero
elevato di semiconduttori ed altri elementi passivi. Ciò nonostante si può
osservare come i componenti del sottostante circuito siano enormemente più
piccoli. In particolare le frecce evidenziano il suddetto integrato nei
confronti di un 14 piedini in tecnologia S.M.D., in questo modo possiamo
renderci conto di quale livello abbia raggiunto la miniaturizzazione
ottenibile con la nuova tecnologia. |
Le batterie, al
confronto, hanno avuto la parte di Cenerentola. Infatti, pur se innegabilmente ci
sono stati dei progressi, non sono stati altrettanto rapidi né rilevanti
rispetto a quelli dell’elettronica. Siamo passati dalle pile allo zinco/carbone
degli anni cinquanta, alle alcaline, poi alle pile al mercurio, all’argento e
successivamente alle moderne nickel/cadmio ricaricabili e, per finire, alle
nickel/mercurio/idrogeno o a quelle agli ioni di litio. Le loro dimensioni,
tuttavia, sono tutt’altro che trascurabili, superando spesso abbondantemente
quello della microspia vera e propria, a causa della necessità di disporre di
una sufficiente autonomia di funzionamento. Anche le pile a "bottone", all’argento o al litio, ossia
quelle comunemente usate negli orologi da polso, nelle calcolatrici tascabili o
nelle macchine fotografiche, sono state via via migliorate dal punto di vista
delle dimensioni e della durata, senza tuttavia raggiungere l’optimum della
capacità.
Le
microspie ambientali e telefoniche:
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Due insospettabili microspie La prima foto a sinistra ci mostra una "cimice" nascosta in una calcolatrice, funzionante, grande come una carta di credito e dello spessore di soli 4 mm. In questo caso, nonostante la ridotta dimensione delle pile di alimentazione, è possibile raggiungere la notevole autonomia di 50 ore. Il modello a fianco è contenuto in un portafusibili identico a quelli che vengono usualmente installati all’ingresso della linea telefonica ed è in grado di trasmettere a qualche centinaio di metri di distanza tutte le conversazioni che passano per l’apparecchio telefonico spiato e tutti i numeri digitati sulla tastiera. E’ un apparecchio molto subdolo poiché un inesperto non potrà mai supporre la presenza di una "cimice" all’interno di un dispositivo così banale. La sua autonomia è virtualmente illimitata poiché sfrutta la tensione presente sulla linea telefonica per alimentarsi. |
Se il vostro
lavoro comporta la conoscenza di segreti industriali o d’altro genere e temete
perciò di essere spiati da qualche infernale marchingegno o che le vostre
telefonate siano registrate, provate a seguire con me un ragionamento logico
riguardo alla tecnologia delle microspie in commercio; vi renderete così conto
che non è affatto semplice spiare i discorsi che avvengono nel vostro ufficio,
a meno che il "nemico" non abbia conoscenze tecniche di alto livello
ed usi dispositivi di ascolto assai sofisticati, e quindi di alto costo, che
oltre ad essere di difficile reperibilità, si giustificano solo con la
rilevanza dei segreti da carpire.
Attenzione!
qualsiasi comunicazione è intercettabile! Si tratta solo di valutare il
rapporto costo/benefici.
Voglio rivelare
uno dei limiti principali di molte microspie di livello modesto: supponiamo di trovarci in una
stanza dove siano riunite diverse persone che discutono animatamente fra loro.
Una di tali persone sta parlando con noi e, magari, per complicare
ulteriormente la cosa, la finestra è aperta e dalla strada sale il rumore di
fondo del traffico cittadino.
La situazione
descritta non è certo ideale per sostenere una conversazione, tuttavia riusciamo
a capire quello che ci dice il nostro interlocutore, grazie all’uso di due
strumenti di eccezionale sofisticazione: l’orecchio ed il cervello. Infatti,
purché il livello delle voci intorno a noi sia leggermente inferiore a quello
di chi ci parla, spostando istintivamente il capo selezioneremo con un orecchio
ciò che ci interessa, passando da un ascolto stereofonico ad uno monofonico. Il
cervello farà il resto, concentrando su ciò la nostra attenzione e considerando
tutto il resto come rumore di fondo. Qualcosa di simile avviene per una madre
che dorme tranquillamente nonostante la televisione accesa ed altri rumori
ambientali, ma viene risvegliata al minimo accenno di pianto del bambino.
Facciamo ora un
esperimento d’altro genere: lasciamo un comune registratore acceso, in
posizione "record" ovviamente, in una stanza dove parlano più
persone. Potremo constatare, riascoltando le voci incise, che i risultati sono
assolutamente deludenti e spesso è addirittura impossibile capire ciò che viene
detto. Le cause di una qualità di registrazione così bassa sono molteplici e
poco influenzate dalla qualità dell’apparecchio. Se la stanza dove si svolge la
prova è priva di tendaggi o con poco arredamento, come spesso sono gli uffici o
gli studi professionali, un certo riverbero delle voci renderà queste assai
poco chiare. Se le persone parlano fra di loro in modo appena animato,
tenderanno ad alzare la voce ed a parlare tutti contemporaneamente. Questo
fatto provocherà la saturazione dei circuiti di amplificazione del microfono
con la conseguenza che il parlato risulterà cupo e privo dei toni acuti.
E’ pur vero che i
registratori di buona qualità sono dotati di un circuito elettronico che regola
automaticamente il guadagno dell’amplificatore microfonico in funzione del rumore
ambientale, ma anche questo dispositivo ha dei limiti nelle sue possibilità di
controllo e questi possono essere facilmente superati quando si verifica il
caso precedente. Inoltre, nei momenti di pausa, quando per qualche istante
nessuno parla, l’amplificatore sale al massimo guadagno producendo un fruscio
di fondo estremamente fastidioso. E’ lo stesso effetto che si produce nelle
cassette video VHS quando un film viene duplicato più di una volta: nelle pause
del parlato si sente chiaramente il fruscio di fondo salire fino a disturbare
l’ascoltatore. Soprattutto il fatto che i suoni siano riprodotti da un
altoparlante, rende impossibile per il cervello umano sfruttare la diversa
direzione di provenienza delle varie voci, ossia l’effetto stereofonico, per
selezionarne una in particolare. Ogni rumore di fondo giungerà all’orecchio
mescolato alle voci registrate in modo talmente omogeneo da impedirci di
"escluderlo" dall’ascolto.
Bene, ho portato
questo esempio per chiarire uno dei più pesanti problemi tecnici che limitano
notevolmente la funzionalità sia delle "cimici" sia di eventuali
registratori nascosti.
Spesso la qualità
audio di questi dispositivi, a causa dei problemi di cui ho appena parlato, è
tale da renderli inutili, a meno che nella stanza dove è nascosta la microspia
non vi sia una sola persona che parla al telefono, ma, in questo caso, più che
una trasmittente ambientale sarebbe preferibile un registratore telefonico.
Quest’ultimo in particolar modo è facilmente applicabile, poiché è sufficiente
usare un comune registratore a cassette accessoriato di un semplice dispositivo
elettronico che permette di avviare il nastro ogni volta che viene alzata la
cornetta del telefono e di fermarlo alla fine della telefonata. Ciò è molto
importante, poiché permette di prolungare la durata del nastro che altrimenti
si esaurirebbe in un paio di ore al massimo.
Nelle foto
seguenti, e nelle relative didascalie, viene dimostrato come sia facile
modificare, a titolo sperimentale, un comune registratore. Ma attenzione!
Non dimentichiamo che le vigenti leggi in materia di tutela della privacy,
proibiscono questo tipo di intercettazioni. Ignorarle espone a rilevanti
sanzioni penali. Inoltre i regolamenti delle società telefoniche vietano
espressamente qualunque tipo di manomissione della linea che non sia effettuata
da personale autorizzato, quindi voglio sottolineare che le istruzioni e lo
schema elettrico seguenti hanno solamente uno scopo didattico- dimostrativo
e non debbono essere considerate un incoraggiamento a mettere in pratica
comportamenti illegali.
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Un semplice
circuito per l’ intercettazione telefonica: Contrariamente a quanto succede con una microspia per intercettazione ambientale, intercettare e registrare una telefonata è una cosa abbastanza semplice e tutt’altro che onerosa. Infatti, se nel primo caso occorre un dispositivo di livello professionale e quindi di costo abbastanza elevato, pena risultati scadenti, nel secondo, un normale registratore a cassette, anche se di modesta qualità, è certamente sufficiente, purché sia dotato di ingressi jack per il microfono esterno e per il comando a distanza. Quest’ultimo è semplicemente quello denominato “remote”, presente su molti apparecchi. Qui verranno collegati i contatti del relè, visibile nello schema elettrico, denominati con la lettera “B”. Se in qualche modello di registratore questo ingresso non fosse previsto, niente paura: basta usare lo stesso contatto di scambio (B), per interrompere un polo delle pile di alimentazione ottenendo così lo stesso risultato, ossia far avviare il registratore quando viene sollevata la cornetta del telefono e farlo fermare quando la comunicazione viene interrotta. Questa è una condizione essenziale poiché, altrimenti, il nastro si esaurirebbe in poco più di un’ora. Seguiamo ora con attenzione il disegno del semplice schema elettrico, costituito dal relè (RL1) con bobina da 100 ohm, collegato in “serie” ad un capo della linea telefonica, dopo averla interrotta nel punto indicato dalla forbice. In parallelo alla bobina stessa è posto un condensatore (C1) del valore di 0.1 microfarad. In questo modo, quando viene sollevata la cornetta del telefono, la corrente che scorre nella linea è sufficiente ad eccitare il relè. Il condensatore (C1) ha lo scopo di evitare che il segnale telefonico subisca una attenuazione apprezzabile, tanto da indurre nell’utente il sospetto di essere intercettato. Appena il relè si eccita, chiude i suoi due contatti. Il primo di questi (quello di sinistra) porta la voce all’ingresso microfonico del registratore (A), attraverso il condensatore (C2) da 47.000 picofarad che ha lo scopo di fermare la componente in corrente continua normalmente presente sulla linea Telecom. Il secondo gruppo di contatti del relè (quello di destra), controlla, come già detto, l’ingresso “remote” del registratore |
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Vediamo
ora come fare per incrementare ulteriormente la durata della registrazione;
unitamente al circuito precedente, potremo ottenere un apparecchio capace di
registrare per giorni interi, senza dover cambiare il nastro La
foto a lato mostra il primo piano della zona del motorino di trascinamento
del nastro di un registratore a cassette. In quasi tutti i registratori a cassette, soprattutto quelli più economici, seguendo i fili che escono dal motorino di trascinamento del nastro, troveremo un piccolo circuito elettronico dotato di un “trimmer”, ossia quel particolare evidenziato dalla freccia nella foto. Lo scopo di questo circuito è quello di stabilizzare la velocità di trascinamento del nastro, al fine di ottenere una riproduzione fedele. Ruotando lentamente questo “trimmer” si può ottenere un notevole rallentamento di tale velocità fino a più che dimezzare quella regolata in fabbrica. In tal modo la durata del nastro, che al massimo era di 90 minuti, può raggiungere e superare le tre ore. Naturalmente la qualità della registrazione ne risentirà negativamente ma, se lo scopo era solo quello di registrare delle telefonate, sarà sufficiente che le voci siano comprensibili. Esiste in commercio, inoltre, un registratore appositamente realizzato per l’intercettazione telefonica. Questo apparecchio è in grado di visualizzare, durante l’ascolto del nastro registrato, i numeri telefonici che sono stati chiamati, visualizzandoli su un apposito display. Ovviamente funziona sia con i telefoni “impulsivi” sia con i più recenti “DTMF” ed il suo costo, pur essendo più elevato di un normale registratore, non è certo proibitivo. |
Malauguratamente,
i divieti legali che ho ricordato più sopra sono tali soltanto per le persone
oneste mentre, nell’ipotetica azione di qualche "curioso" troppo
disinvolto, le cose sono ben diverse.
E’ successo
infatti, in qualche caso, che tecnici della società telefonica scoprissero, del
tutto casualmente, durante una riparazione o una normale manutenzione, un
collegamento abusivo ed illegale nel doppino telefonico al di fuori di un
appartamento o di un ufficio o, peggio, una microtrasmittente all’interno di
qualche centralina di derivazione Telecom.
E’
possibile difendersi dalle intercettazioni telefoniche?
Di una cosa
potete essere certi: non è facile difendersi da questo genere di
intercettazioni. Esistono, per la verità, dispositivi che, inseriti fra la
cornetta e l’apparecchio telefonico, provvedono a codificare la voce invertendo
la banda audio nel dominio della frequenza o, più recentemente, modificandola
opportunamente dopo averla trasformata da segnale analogico a digitale. Tali
dispositivi, chiamati in gergo "scrambler", rendono la voce del tutto
inintelligibile ma presuppongono che, dall’altro capo della linea, ci sia un
interlocutore munito del medesimo congegno in grado di decodificare la voce
rendendola di nuovo comprensibile.
Vi è mai capitato
di ascoltare una voce o una canzone registrata, attraverso un nastro che gira
al contrario, ossia dalla fine verso il principio anziché nella direzione
consueta? Ebbene, un eventuale intruso sulla linea telefonica, ascolterebbe
qualcosa di simile, ovvero dei fonemi che sono indiscutibilmente voce umana, ma
senza poter capire una sola parola. Nella lingua inglese, la parola
"scrambler" significa "mettere in disordine, mescolare alla
rinfusa". Il dispositivo elettronico di cui sto parlando opera in tal modo,
campionando varie parti dell’inviluppo audio, ossia della forma d’onda del
parlato, e "mescolandole" fra loro, non in maniera disordinata o
casuale, come la traduzione dall’inglese potrebbe far supporre, ma secondo un
codice prestabilito, affinché lo "scrambler" dell’interlocutore possa
"ricostruire" opportunamente l’inviluppo, riportando il parlato ad
una forma identica all’originale.
Le sale operative
della Polizia di Stato e dell’Arma, quando debbono comunicare qualcosa di
riservato verso le radiomobili, usano un sistema "scrambler" di
codifica del parlato. Attenzione però: le tecniche di codifica di cui sopra
possono essere realizzate, come ho accennato poc’anzi, tanto per via analogica
quanto digitale.
Nel caso della
codifica digitale, per ragioni tecniche piuttosto complesse sulle quali
sorvolo, è possibile operare delle modifiche estremamente sofisticate. Una vera
e propria "criptazione" del parlato, attraverso l’uso di algoritmi
generati da circuiti a microprocessore appositamente realizzati. Ne consegue che
la "decriptazione" di una trasmissione siffatta è pressoché
impossibile. Peccato che il costo di uno "scrambler" digitale sia più
che decuplicato rispetto ad un corrispondente modello analogico.
Nel caso invece
di una modificazione ottenuta per via analogica, (questa è la situazione più
comune in virtù del prezzo di acquisto del codificatore che si aggira intorno
ai 150 euro), è possibile pervenire alla "decriptazione" del parlato,
semplicemente registrando la conversazione per poi sottoporla alla decodifica
tramite dispositivi "scrambler" programmabili. Non occorrono apparati
tanto sofisticati, dal momento che le possibilità di codifica che uno
"scrambler" analogico può ottenere sono relativamente poche, per cui
la "decriptazione" è solo una questione di tempo. Le forze di Polizia
sono ben coscienti di questo limite, tanto è vero che affidano alle
comunicazioni così modificate, segreti che è sufficiente restino tali per
qualche ora, ossia fino a quando una certa operazione sia stata portata a
termine. Se, al contrario, una comunicazione riguarda indagini riservate che si
protrarranno nel tempo, allora verranno usate altre vie per darne conoscenza ai
destinatari, ben sapendo con quanta facilità è possibile ascoltare le
comunicazioni radio delle Forze dell’Ordine attraverso l’uso di speciali
ricevitori detti "scanner", facilmente reperibili nei negozi di
apparati per radioamatori.
Quindi, se avete
cose riservate da comunicare telefonicamente sempre allo stesso interlocutore e
pensate di usare uno "scrambler" telefonico, valutatene attentamente
i limiti, alla luce di quanto ho appena detto.
Qualora invece le
comunicazioni riservate siano dirette a parecchie persone, caso assai più
frequente, tale soluzione non appare attuabile per gli ovvi problemi pratici e
non esiste altra soluzione se non quella di evitare di parlare di argomenti
riservati per telefono, contattando direttamente le persone interessate.
Addirittura, se il livello di sicurezza lo richiede, facendo precedere
l’incontro da una verifica dell’ambiente nel quale si svolgerà il colloquio, da
parte di un tecnico specializzato in "bonifica ambientale" ossia un
esperto dotato di dispositivi idonei a rilevare la presenza di microspie.
Nella tabella
seguente, completa di didascalia, fornisco una descrizione del principio di
funzionamento di uno "scrambler" a inversione di banda.
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Il codificatore
di voce: Effettuare una intercettazione telefonica è una cosa relativamente semplice, benché illegale. Pertanto, allo scopo di rendere inintelligibile ad estranei una comunicazione fra due persone, effettuata tramite il telefono, è possibile installare, fra la cornetta e l’apparecchio, un dispositivo codificatore di voce, il cosiddetto “scrambler”. Naturalmente ambedue gli interlocutori debbono essere dotati di “scrambler” identici e codificati secondo gli stessi parametri. Un eventuale ascoltatore “illegale”, non sarebbe in grado di capire quanto viene detto ma udrebbe qualcosa di molto simile ad una registrazione audio riprodotta al contrario, ossia dalla fine all’inizio. Il costo di uno “scrambler” è abbastanza contenuto ed il suo uso è facile e sicuro. E’ interessante capire il principio di funzionamento di questo dispositivo anche se, per ottenere ciò, bisogna addentrarsi in termini tecnici tutt’altro che semplici. Cercherò di semplificare la cosa, nei limiti del possibile, con l’ausilio del disegno a lato, che rappresenta lo schema a blocchi dei principali circuiti elettronici di un codificatore di voce ad inversione di banda: Nel blocco in alto, identificato dalla scritta “voce in ingresso”, sono rappresentate alcune frequenze componenti la voce umana che, come è noto, spaziano fra i 300 e i 3.000 Hertz circa. Ho arbitrariamente diviso tale estensione di gamma in sette diversi gruppi, a scopo semplificativo. Ognuna di queste frequenze, entrando nel codificatore di voce, viene miscelata, nel circuito “mixer”, rappresentato nel blocco successivo, con una frequenza generata localmente all’interno dello “scrambler” ( blocco “oscillatore locale”). Naturalmente questa frequenza “locale” è modificabile, poiché proprio la sua programmazione permette di determinare la “chiave” di codifica e decodifica. Nel nostro esempio supponiamo che l’oscillatore locale lavori a 3.300 Hz, miscelando tale frequenza fissa con quelle prodotte dalla voce, otterremo, all’uscita dello stadio “mixer”, due altri gruppi di frequenze, uno ricavato dalla somma della frequenza dell’oscillatore con le frequenze in ingresso e l’altro dalla differenza. Nei
due blocchi “somma “ e “sottrazione”, possiamo vedere il risultato di tale
mixaggio e notare come si sia ottenuta una vera e propria “inversione di
banda audio”. Nel blocco successivo, denominato “filtro passa basso”, vengono eliminate tutte le frequenze maggiori di 3.300 Hz, ossia quelle ottenute per “somma”, mentre vengono lasciate passare quelle ricavate per “sottrazione”. Otteniamo così all’uscita un inviluppo audio codificato, dove una frequenza di ingresso di 300 Hz diventa di 3.000, mentre una di 500 si trasforma in 2.800 Hz. Lo “scrambler” è progettato in modo da generare solo frequenze che rientrino nella larghezza di banda delle linee telefoniche, in modo da trasmettere la voce codificata senza apprezzabile attenuazione o distorsione. Per rendere nuovamente comprensibile la conversazione è sufficiente percorrere tutti gli stadi dello “scrambler” del corrispondente che provvederà alla riconversione del segnale nelle frequenze originali. |
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Apro qui una
breve parentesi per ricordare a tutti coloro che ritengono, erroneamente, che i
telefoni cellulari dell’ultima generazione siano inintercettabili e quindi
adatti e sicuri per effettuare comunicazioni riservate, che già esistono
apparecchi riceventi in grado di ascoltare quanto viene detto con i telefoni
G.S.M. Qualsiasi comunicazione affidata alle onde radio è intercettabile! È
solo una questione di attrezzature e, in ultima analisi, di spesa.
Dei vecchi
cellulari con tecnologia ETACS nemmeno a parlarne: uno "scanner" in
grado di ascoltare quanto viene detto con questi apparecchi si può trovare
anche a partire da 200 - 250 euro ed è reperibile con estrema facilità. Non è
neanche difficile, con la complicità di un tecnico competente, clonare il
numero di riconoscimento che il sistema ETACS invia subito prima di ogni
telefonata, col risultato che è possibile telefonare a spese di chi ancora usa
un vecchio cellulare di questo tipo.
( nota di aggiornamento 10/2006: attualmente la tecnologia ETACS, analogica, non viene più utilizzata da nessun gestore telefonico, sostituita dalle tecnologie di modulazione digitale). Un ricevitore programmabile multibanda: Quello visibile nella foto è un sofisticato ricevitore capace di
ascoltare ogni trasmissione fra le onde corte e le microonde, fino a oltre
2000 Mhz, con una eccellente sensibilità e selettività. Si può programmare, a mezzo della tastiera o ruotando una manopolina,
sia la frequenza che ci interessa ricevere, sia il tipo di modulazione. A questo apparecchio, detto comunemente "scanner", si può
anche chiedere di cercare, in vece nostra, su una determinata banda di
frequenze, qualsiasi emissione radio presente, registrandola in apposite
memorie. Per queste loro caratteristiche e per la possibilità di spostarsi
rapidamente fra un canale e l’altro, ricevitori simili sono spesso usati
tanto per la ricezione dei segnali delle microspie, quanto per
l’individuazione delle stesse da parte di chi si occupa di "bonifica
ambientale", ovvero della ricerca delle "cimici" nascoste a
scopo di spionaggio. Attenzione però:
una cosa è ascoltare delle comunicazioni G.S.M. o ETACS a caso, altra è
intercettare il telefonino di uno specifico utente. Anche questo è
tecnologicamente fattibile, ma il possesso e l’uso degli apparati in grado di
raggiungere queste prestazioni è riservato agli enti che ne hanno legale
diritto, ad esempio Polizia di Stato, Carabinieri ecc., quindi non sono in
libera vendita, fortunatamente, oltre ad avere prezzi di acquisto decisamente
elevati. Per quanto
riguarda i diffusissimi telefoni “cordless” casalinghi, è opportuno spendere
due parole: questi apparecchi furono progettati negli anni ’70 ma si dovette
aspettare, in Italia, un decennio prima che rispondessero alle caratteristiche
tecniche richieste dal gestore telefonico nazionale, che all’epoca era la SIP.
La tecnologia era denominata CT1 ed attualmente non sono più usati (salvo rare
eccezioni). Il passo successivo fu l’introduzione della tecnologia CT1+, il cui
funzionamento terminerà, nel nostro paese, nel 2008. Entrambi i
sistemi trasmettevano in modo analogico e le frequenze usate erano intorno a 40
MHz, 49MHz e 72MHz, a seconda delle marche e dei modelli. Grazie al loro costo,
tutto sommato non eccessivo, conobbero una enorme diffusione ed ancora oggi
sono molto usati anche se le dimensioni del portatile li fanno annoverare fra i
“laterizi”. Mattoni, insomma. Intercettare le
conversazioni di chi ancora usa questi apparecchi è un gioco da ragazzi:
qualsiasi ricevitore “scanner”, anche il più modesto, è in grado di captare le
loro trasmissioni, quindi: riservatezza pari a zero! E questa è la “buona
notizia”; la cattiva è che, usando un vecchio portatile modificato, è facile
usare la vostra “base” per telefonare “agratis”. Succede assai più spesso di
quanto non si immagini! Questo spiega il mistero di bollette
incomprensibilmente alte o con chiamate verso numeri internazionali mai
effettuate dall’utente, per così dire “legittimo”. Non sperate però di
contestare eventuali chiamate verso atolli sperduti nel Pacifico , tipo Tuwalu,
Vainatu ecc. I cordless di cui sto parlando non erano omologati, pertanto chi
li ha acquistati ed usati lo ha fatto a proprio rischio. Lo so! sulla
confezione non c’era alcun accenno a tale difformità con i modelli “regolari”,
ma ciò non vale a giustificazione! Ma c’è di peggio!
Alcuni malfattori, stante la facilità odierna di leggere sul dispay di un
moderno telefono il numero del chiamante, hanno pensato bene di usare una
“base” telefonica altrui per le loro telefonate connesse con reati quali truffe
o ricatti. Basta girare in macchina con un ricevitore scanner acceso e
programmato per spazzolare sulle frequenze tipiche dei cordless di quella
generazione, per individuare qualche base installata in negozi od uffici, (in
provincia sono più numerose). Si torna poi dopo l’orario di chiusura,
(altrimenti il legittimo proprietario, usando il telefono, potrebbe scoprire
l’intromissione) ci si parcheggia nel raggio di una decina di metri e si
possono commettere tranquillamente ogni genere di reati “telefonici” certi
dell’impunità. Come riconoscere
un cordless CT1 o CT1+ analogico? Facile: negli apparecchi moderni, di cui
parlerò fra un momento, l’antenna trasmittente non c’è (o meglio, è interna,
come molti cellulari) o, al massimo, è lunga un paio di centimetri. Se il
vostro telefono ha un’antenna lunga 15/20 cm. o se è vecchio come il peccato,
allora è un modello analogico. La soluzione? Una, sola e drastica: se avete un
vecchio portatile analogico, aprite la pattumiera e, senza rimpianti, ponetelo delicatamente fra la “monnezza”! Le cose vanno già
meglio (ma solo di poco), con la moderna generazione di cordless con tecnologia
DECT. Tale caratteristica è chiaramente scritta sulla confezione e sul libretto
di uso (quando si tratta di pubblicizzare una tecnologia positiva i fabbricanti
non sono mai avari di notizie). La modulazione usata è di tipo digitale e
l’ascolto è fuori dalle capacità dei comuni “scanner”. La loro gamma di frequenze
è intorno a 900MHz ma può arrivare, in alcuni modelli, fino a 1200MHz.
Purtroppo però, una delle caratteristiche di questa tecnologia, connessa con la
riduzione dei disturbi e del fruscio di fondo, prevede l’emissione, ogni pochi secondi, di
un segnale radio che sincronizza la base con il portatile. Nel caso della
vecchia tecnologia analogica, quando il proprietario non usava il telefono
(ossia quest’ultimo era in stand-by), nessun segnale tradiva la presenza
dell’apparecchio quindi, chi girava con lo “scanner” acceso doveva sperare in
una telefonata in corso per scoprirlo. Nel caso di un moderno DECT il segnale
radio viene emesso, anche se brevemente, parecchie volte al minuto, quindi è più facile scoprire la presenza di questo telefono.
Oltretutto, alcuni apparecchi di fascia economica non prevedono alcun sistema
di criptazione del parlato né l’invio di codici per il riconoscimento fra la
base ed il portatile. Ecco quindi che qualche tecnico piuttosto disinvolto ha
pensato bene di modificare ad arte alcuni telefoni di questo livello per
tornare alla caccia di linee telefoniche altrui. La difesa, in
questo caso, sta nello scegliere apparecchi dotati di codici criptati per il
riconoscimento della base. In assenza del codice giusto, la linea telefonica
non viene agganciata. Rivolgetevi quindi, per l’acquisto, a negozi qualificati
e fatevi consigliare da un commesso davvero competente! Infine, quando non
usate il cordless, soprattutto in ore notturne, prendete la buona abitudine di
staccare la spina connessa alla rete telefonica. Un’ultima cosa,
prima di tornare a parlare di microspie: è stata avanzata una proposta di
modifica che prevede di disattivare l’irradiazione continua dei telefoni
cordless DECT, anche se ciò equivale ad apportare delle modifiche sostanziali
allo standard mondiale di questa tecnologia. Ciò allo scopo di contribuire al
contenimento dell’inquinamento elettromagnetico di cui soffrono tanti
agglomerati urbani. Le complicazioni tecniche non mancano e, se questa proposta
non dovesse avere seguito, la vecchia tecnologia CT1+, di cui ho parlato prima,
potrebbe essere mantenuta attiva ben oltre il 2008, in attesa di un’alternativa
al sistema DECT. Con grande gioia dei furbacchioni che continueranno a
telefonare “agratis”. Le
microspie di seconda generazione: Una microspia ad alta
sensibilità: La microspia riprodotta nella foto ha la
caratteristica di usare uno speciale microfono ad alta sensibilità di cui,
nella foto sovrapposta, è visibile un primissimo piano. Ciò la mette in grado
di captare anche quelle conversazioni che si svolgono ad una notevole
distanza dalla stessa. Nonostante le dimensioni ridottissime, all’interno del
microfono è inserito un completo circuito preamplificatore audio ad altissima
sensibilità. L’elettronica interna di questa
"cimice" provvede anche, oltre ad una ulteriore amplificazione
delle voci captate, all’attenuazione di tutti quei rumori di fondo che, non
rientrando nella gamma della voce umana, sarebbero solo di disturbo
diminuendo la comprensibilità del parlato. Una ulteriore sofisticazione
consiste nella possibilità di andare in trasmissione solo quando ci sono voci
da captare, entrando in uno stato di “ibernazione” nei momenti di silenzio.
Ciò consente una significativa economia della pila di alimentazione e, nello
stesso tempo, la rende difficilmente individuabile nel caso, sospettandone la
presenza, si faccia effettuare una “bonifica ambientale”. Il segnale radio
trasmesso da questa microspia, situato nella gamma delle "UHF", può
essere ricevuto, a seconda delle condizioni d’uso, fino a circa trecento metri
di distanza. Come abbiamo
visto, esistono limitazioni tecniche ben precise, relative al microfono, che
rendono le intercettazioni ambientali tutt’altro che semplici. Questo non è il
solo problema; ne esiste un altro, non meno complesso, relativo alla
propagazione delle onde radio. Qualsiasi
dispositivo radiotrasmittente ha bisogno di un’antenna, ossia del mezzo per
inviare nell’etere le onde radio. La dimensione fisica delle antenne è direttamente
proporzionale alla lunghezza d’onda, e inversamente proporzionale alla
frequenza sulla quale si vuole trasmettere: perciò, più alta è quest’ultima,
più piccola può essere l’antenna. Nel caso di cui sto trattando, la dimensione
delle microspie deve essere il più contenuta possibile, per ovvi motivi di
occultabilità. Di conseguenza, dovendo ridurre al massimo anche la lunghezza
dell’antenna, si opta per frequenze di trasmissione molto elevate, tipicamente
nel campo delle microonde. Questa gamma di frequenze presenta la caratteristica
di consentire lunghe portate ottiche del segnale pur usando basse potenze di
emissione, il che è l’ideale per un dispositivo che deve usare pile di
dimensioni minime, e quindi di capacità contenuta. Purtroppo le caratteristiche
di propagazione delle onde ultracorte risentono fortemente della presenza di
ostacoli. Infatti, quando nelle caratteristiche tecniche di un trasmettitore si
indica la portata, ci si riferisce sempre a quella "ottica" ossia
all’assenza di ostacoli interposti fra il trasmettitore e l’apparecchio
ricevente. Ben difficilmente una microspia potrà soddisfare questa condizione
ottimale poiché, dovendo essere nascosta con grande oculatezza per non essere
rinvenuta casualmente e posizionata in modo da captare facilmente le parole
pronunciate nell’ambiente spiato, quasi sempre verrà occultata in ambienti
chiusi, magari circondati da strutture in cemento armato che, per loro natura,
attenuano fortemente le onde radio. Per aggirare queste limitazioni si usa parcheggiare,
nelle immediate vicinanze del luogo ove è occultata la "cimice",
un’automobile o un furgone al cui interno viene posto un ricevitore
sintonizzato sull’emissione che interessa e collegato ad un registratore audio.
Sarà così sufficiente recarsi periodicamente a prelevare il nastro registrato,
sostituendolo con uno nuovo, per ottenere le informazioni desiderate senza
esporsi eccessivamente. Parecchi anni fa,
ma erano tempi davvero pionieristici, per ascoltare il segnale delle
"cimici" si usava una normale radio o un’autoradio dotata della gamma
F.M., modificata in modo da estenderne la ricezione, che normalmente si trova
fra gli 88 ed i 108 Mhz, portandola fino a 110 Mhz circa. Le microspie
funzionavano in questo tratto di frequenze. Purtroppo i
normali radioricevitori non possiedono una sensibilità particolarmente elevata,
essendo progettati per captare i segnali delle normali emittenti commerciali,
che trasmettono con potenze rilevanti. Inoltre la vicinanza della gamma F.M.,
con le sue numerose stazioni radio, non di rado generava interferenze che
"sommergevano" il debole segnale della "cimice" impedendone
la ricezione. Voglio ricordare
anche che la "deviazione di frequenza", ossia la porzione di banda
occupata da un singolo canale in un ricevitore F.M. commerciale è piuttosto
larga, al fine di ottenere una qualità audio eccellente. Questo costringeva a
"spalmare" su una porzione di spettro maggiore l’energia trasmessa
dalla microspia quando invece, essendo già di per sé modesta, avrebbe dovuto
essere sfruttata con la maggiore razionalità possibile. Le microspie
della generazione più recente trasmettono invece su gamme ben più elevate,
superiori ai 300 Mhz e fino ai 900mhz e con deviazione di frequenza di soli 5
Khz contro i 75KHz delle emittenti commerciali. Questo tipo di modulazione,
definita tecnicamente "FMN", ossia modulazione in frequenza a banda
stretta, dove "N" sta per narrow, ha consentito di realizzare
microspie di alta efficienza capaci di "concentrare", per così dire,
tutta l’energia trasmessa in una porzione di banda assai piccola. Sia chiaro
comunque che, a dispetto di tutti i progressi tecnici, la portata di questi
trasmettitori in miniatura non supera, nell’uso pratico, i cento/duecento
metri, poiché la peculiarità dell’autonomia delle batterie è sempre,
giustamente, preponderante su quella della potenza d’emissione. Naturalmente per
l’ascolto di queste microspie è stato necessario realizzare appositi ricevitori
il che, pur se eleva sensibilmente il costo dell’insieme, consente di pervenire
ad un funzionamento affidabile e "professionale", poiché tali
ricevitori sono dotati di sensibilità elevatissima e di alta
"selettività", ossia la capacità di non subire interferenze da
trasmissioni su canali adiacenti a quello in uso. Un ricevitore per microspie: L’apparecchio visibile nella foto è un
ricevitore radio, quarzato, sintonizzato sulla banda dei 400Mhz,
espressamente progettato per ricevere il segnale delle microspie o
"cimici", come si chiamano in gergo. La sua dimensione è inferiore a quella di un
pacchetto di sigarette ed è dotato di presa per un auricolare, di controllo
del volume nonché di una clip per agganciarlo alla cintura. Nonostante la sua
apparente semplicità, si tratta di un sofisticato ricevitore professionale dotato
di grande sensibilità e di eccellente selettività, al fine di ascoltare il
debole segnale emesso dalle microspie. Ancora una cosa:
tuttora possiamo leggere su alcune riviste, la pubblicità di "cimici"
dal costo modestissimo ascoltabili tramite una comune radio casalinga. Alla
luce di quanto detto sinora, possiamo annoverare, senza mezzi termini, tali
microspie fra le classiche "bufale". Le
microspie dell’ultima generazione Se volgiamo lo
sguardo al recente passato, non possiamo che rimanere colpiti dai progressi
inarrestabili, oserei dire "esponenziali", della tecnologia
elettronica. Ad esempio, il computer con il quale sto scrivendo questo
articolo, poco più di un anno fa era al top delle caratteristiche del settore e
aveva un costo adeguato. Oggi si può trovare a meno della metà del prezzo
originale, in mezzo a mostri dell’informatica che hanno velocità operative e
dimensioni della memoria di massa più che triplicate. Un computer costruito
solo sei/sette anni fa viene considerato come risalente al medioevo e non
interessa nessuno, nemmeno in regalo. Le microspie non
hanno avuto un’evoluzione altrettanto eclatante, certamente a causa del fatto
che la richiesta del mercato non è così elevata come altri apparecchi di largo
consumo. Di conseguenza le grandi industrie elettroniche non hanno investito in
ricerche su questo particolare dispositivo, lasciando il campo libero a
numerose aziende, spesso di dimensioni poco più che artigianali, le quali hanno
solo applicato le ricadute tecnologiche di altri settori. Durante
l’esposizione annuale sulle tecniche e sui prodotti per gli investigatori
tenutasi recentemente a Washington D.C. ho potuto vedere lo "stato
dell’arte", per così dire, delle tecnologie relative. Nei più recenti
modelli di microspie si è incominciato ad abbandonare la trasmissione analogica
per passare a quella digitale, realizzando anche dispositivi stereofonici. Il
vantaggio di questi ultimi è chiaro: superare i problemi legati al riverbero
che si produce ascoltando, attraverso un microfono, le persone che parlano in
un certo ambiente, fornendo all’ascoltatore quel senso di direzionalità
spaziale che manca in un sistema monofonico, consentendogli di concentrare
l’attenzione verso un punto della stanza piuttosto che verso un altro. Queste
soluzioni tecniche, se da un lato limitano leggermente la miniaturizzazione
delle microspie che adottano tali recenti migliorie, dall’altro esaltano la
fedeltà di riproduzione che la trasmissione in digitale permette di
raggiungere, paragonabile a quella di un compact-disc, contribuendo così ad
aumentare la chiarezza e la comprensibilità di quanto captato. Qualora le
intercettazioni ambientali costituissero una delle prove richieste dal
magistrato incaricato di una indagine, è palese che l’univocità delle parole
registrate è condizione essenziale per lasciare poco spazio ad interpretazioni
postume troppo disinvolte da parte dell’indagato. Al momento
dell'ascolto, esistono dei dispositivi chiamati "processatori audio",
che possono lavorare al massimo delle proprie possibilità quando elaborano un
segnale audio digitale, piuttosto che quando sono alle prese con un segnale
analogico, tagliando via i rumori estranei alla conversazione che interessa ed
esaltandone la comprensibilità in modo impressionante. Se con queste
metodologie si tenta di porre rimedio ai limiti del microfono, altre
innovazioni si incaricano di superare i problemi legati alla portata del
segnale radio. Le novità, sotto questo aspetto, non mancano: un recente modello
di "cimice" lancia il suo segnale, che può anche essere nella banda
dell’infrarosso anziché in quella delle microonde, verso un piccolo ponte radio
posto nelle immediate vicinanze. Quest’ultimo poi si incarica di ritrasmettere,
dopo opportuna amplificazione, alla stazione ricevente che, in tal modo, può
essere posta anche a notevole distanza. A tutto vantaggio della riservatezza
che in queste azioni di intercettazione è fondamentale e dell’autonomia delle
batterie che, grazie alla piccolissima potenza di trasmissione necessaria, può
aumentare sensibilmente. Microtelecamere
collegate con un telefono cellulare WAP possono trasmettere le immagini captate
da un capo all’altro del pianeta, attivandosi solo dopo un ordine trasmesso
attraverso la rete di telefonia cellulare. Web cam collegate ad internet
possono essere telecomandate, brandeggiate su due assi, asservite al movimento
delle persone nell’ambiente in modo da inquadrare sempre in modo ottimale le
persone spiate. Oggetti supertecnologici a prezzi, tutto sommato, abbastanza
abbordabili. Molto più di quanto Orwell abbia mai immaginato nei suoi peggiori
incubi. I
processatori audio Come abbiamo già
avuto modo di vedere, non di rado l’intercettazione ambientale consente di
registrare voci e discorsi assai poco comprensibili, vuoi perché nell’ambiente
dove era situata la microspia vi erano più persone che parlavano
contemporaneamente, vuoi perché le voci erano disturbate da rumori di varia
origine. Si è così posto il problema di come filtrare il segnale utile,
depurandolo da tutti i disturbi e migliorando il cosiddetto rapporto S/N
(signal/noise). Un dispositivo
costruito a tale scopo è il "processatore di segnale audio", del
quale ho accennato poc’anzi, o "signal processing": si tratta di un
apparecchio contenente una serie di filtri attivi passa-banda e arresta-banda,
regolabili, gestiti da un microprocessore, aventi il fine di eliminare quei
rumori che, non rientrando nella gamma della voce umana, provocano solo un
decadimento della qualità audio a svantaggio della comprensibilità della
parola. Le frequenze
acustiche della voce umana si estendono in una banda compresa fra un minimo di
300 Hz ed un massimo di 3000 Hz . In queste frequenze rientrano sia le note
squillanti del gentil sesso che le note gravi dei bassi. Inoltre la forma
d’onda della voce, che in gergo tecnico si definisce "inviluppo",
possiede delle caratteristiche peculiari che ben la caratterizzano. Se
ascoltiamo una registrazione audio inquinata da rumori di fondo, echi, rimbombi
che la rendono poco intelligibile, possiamo migliorarne enormemente la
comprensibilità sottoponendola ad uno o più passaggi attraverso il processatore
audio che, se manovrato da mani esperte, potrà eliminare o attenuare
consistentemente tali disturbi. L’azione del
microprocessore poi, farà qualcosa di ancor più fine, riconoscendo le
caratteristiche dell’inviluppo della voce ed eliminando drasticamente quelle
forme d’onda che, non rientrando nelle figure memorizzate, saranno individuate
e cancellate. Ovviamente il processatore audio non può fare miracoli e pertanto non potrà superare i
limiti imposti dalle leggi dell’acustica. Le
contromisure: un campo riservato ai professionisti Due telecamere miniaturizzate: Nelle foto qui a fianco e sotto, possiamo vedere
due modelli di telecamera di dimensioni tali da poter essere nascoste nei
posti più impensati. Il modello nella foto superiore è in bianco-nero, mentre
l’altra è a colori. Ambedue hanno un’ottima risoluzione delle immagini e la
possibilità di mettere a fuoco da 1 cm. all’infinito. E’ con telecamere simili, collegate a
videoregistratori digitali o trasmettitori video, che vengono effettuate le
intercettazioni ambientali, complete di immagini. Un trasmettitore video: Nella foto a lato, possiamo vedere un
trasmettitore video (quello piccolo a destra) programmabile su quattro
diversi canali che, collegato a una telecamera, può inviare immagini e voci a distanze che variano fra
un centinaio di metri e alcuni chilometri, a seconda dell’antenna utilizzata
e del luogo di installazione del trasmettitore. L’antennina a stilo applicata
consente di raggiungere distanze relativamente modeste, mentre usando una
direttiva "yagi", simile a quelle usate per ricevere le tv
commerciali, ma molto più piccola, la portata aumenta considerevolmente. A sinistra del trasmettitore c’è il relativo
ricevitore. Anch’esso permette di scegliere fra quattro canali. E’
sufficiente collegarne le uscite audio e video ad un qualsiasi monitor, o
alla presa SCART di un televisore, per ricevere le immagini trasmesse. Si
noti che i canali usati da questi apparecchi non cadono nelle frequenze delle
TV commerciali, pertanto è esclusa una interferenza o intercettazione casuale
che ne rivelerebbe la presenza. Si noti la miniaturizzazione dei dispositivi,
in relazione alla moneta. Il segnale radio
emesso da una microtelecamera nascosta e dotata di trasmettitore è più
facilmente rilevabile, da parte di un esperto dotato delle opportune
strumentazioni, per almeno due motivi. Il primo è la banda di radiofrequenza
occupata da un segnale video, enormemente più ampia di quella di un segnale
audio, a causa dell’informazione molto più complessa che il primo segnale
contiene rispetto al secondo. Cerchiamo di capire perché: immaginiamo di dover
scrivere su un foglio di carta le nostre generalità quali nome, cognome,
indirizzo e codice postale. Non occuperanno più di un paio di righe. Se invece
dovessimo aggiungere altre informazioni, per esempio un curriculum vitae, ecco
che riempiremmo tutto il foglio e, forse, più di uno. Qualcosa di
simile accade per le radioemissioni di cui sopra: un segnale audio può anche
contenere solo un tratto della banda vocale, magari con fedeltà
"telefonica", ossia molto ridotta, pur conservando una sufficiente
comprensibilità. Un segnale video, invece, deve trasmettere delle informazioni
molto più complesse comprendenti, per esempio, il segnale che serve a mettere
in sincronia il monitor usato per la ricezione, al fine di produrre immagini
non distorte. Deve trasmettere anche informazioni relative alla luminosità, al
colore, ove questo sia necessario, e tutto il complesso inviluppo
dell’immagine. Il secondo motivo
che facilita l’individuazione del segnale di una telecamera è dato dalla
maggiore potenza che tale emissione deve avere per poter produrre nel
ricevitore una immagine "leggibile" ossia chiara e priva di
"effetto nebbia". Insomma, un’impronta radio più ampia e più intensa
sarà più facilmente captata dai ricevitori multigamma dotati di misuratore
dell’intensità di campo, di cui si avvalgono gli specialisti in bonifiche
ambientali. Molto più difficile è la loro opera quando si ha a che fare con una
microspia audio, poiché la limitata potenza di emissione e la ristretta banda
radio occupata, non facilitano di certo la ricerca della loro presenza, inoltre
i modelli più sofisticati adottano il circuito VOX, ossia un dispositivo che
interrompe automaticamente la trasmissione quando nell’ambiente non vi sono
voci. Adottato per
consentire l’economizzazione dell’energia delle pile di alimentazione, il VOX
costringe l’esperto in bonifica ambientale ad effettuare la ricerca tenendo una
radio accesa ad alto volume in modo da essere sicuro dell’attivazione della
eventuale "cimice". L’enorme numero di canali radio utilizzabili
dalle microspie dell’ultima generazione, rende necessario, per la loro
individuazione, l’uso di sofisticati radioricevitori "scanner" capaci
di spaziare fra i 10 Khz ed i 2000 Mhz ed oltre. Chiaramente, una ricerca
effettuata su uno spettro così vasto presenta non poche difficoltà tecniche,
per cui l’operatore deve possedere una abilità professionale ed una esperienza
davvero fuori dal comune. Infatti l’attuale elevatissimo numero delle emissioni
radiofoniche costituisce una forma di inquinamento elettromagnetico dal quale è
tutt’altro che agevole estrarre ed isolare il piccolo segnale della microspia. Si tratta insomma
di un campo nel quale non vi è assolutamente spazio per il "fai da
te". Ricordo di aver potuto visitare, durante l’ultimo salone sulla
sicurezza a Milano nel novembre scorso, un furgone attrezzato per la bonifica
ambientale di proprietà di una nota azienda del nord Italia che commercializza
microspie fra le più sofisticate (come dire; abbiamo tanto il veleno quanto l’antidoto).
Ebbene, le attrezzature fantascientifiche di cui era dotato avrebbero potuto
suscitare l’invidia di James Bond, il più famoso tra gli "007". Infine voglio
accennare ad un recente dispositivo per l’ascolto delle conversazioni che
avvengono in un ambiente, che non rende necessario accedere, neppure per breve
tempo, al locale da controllare, al fine di occultare una microspia. Si tratta
di un apparato che sfrutta le caratteristiche di un raggio laser nella banda
della radiazione infrarossa, pertanto al di fuori del visibile, che viene
puntato contro il vetro della finestra del locale ove avviene la conversazione.
Le vibrazioni acustiche del vetro della finestra, causate dalle voci
all’interno della stanza, modulano il raggio laser che viene riflesso dalla
superficie del vetro stesso, con un angolo eguale a quello incidente. Tale
raggio viene ricevuto da un’apposita apparecchiatura, posta in posizione
opportuna, che, demodulando il segnale audio, ne estrae l’informazione
contenuta. Successivamente, tale segnale deve essere filtrato tramite un
processatore di segnali, al fine di eliminare tutti quei fattori di disturbo,
come per esempio il rumore del traffico automobilistico, che ne diminuirebbero
la comprensibilità. Ovviamente il costo di un apparato così sofisticato è del
tutto allineato con le prestazioni che è in grado di offrire. Per di più, il
suo uso è decisamente complesso tanto da richiedere l’impiego di personale
specializzato: ad esempio, se il raggio laser venisse puntato dalla strada
verso una finestra posta, poniamo, al secondo o terzo piano, a causa delle
leggi ottiche che prevedono, come dicevo prima, angoli complementari fra il
raggio incidente e quello uscente, l’emissione laser verrebbe riflessa verso il
cielo rendendone impossibile la ricezione. In Italia, a
quanto mi risulta, l’apparato di cui sopra è usato, attualmente, solo dai corpi
speciali della Polizia di Stato, dall’Arma e... dagli immancabili
"Servizi". Appendice Implicazioni
legali sull'uso degli apparati di intercettazione e/o registrazione. E’ a tutti noto
che anche l’autorità di Polizia, qualora nello svolgimento delle indagini debba
effettuare una intercettazione telefonica o un ascolto ambientale, deve essere
preventivamente autorizzata dalla magistratura che valuta, per ogni singolo
caso, l’opportunità di concedere o meno tale autorizzazione. Come già scritto
all’inizio, l’uso troppo “disinvolto” di microspie o di apparati di
registrazione audio o video, può comportare la violazione di precise norme del
Codice Penale. Ritengo pertanto utile pubblicare un estratto di tali norme al
fine di palesare le implicazioni legali connesse. Art. 614. Violazione di domicilio Chiunque si introduce nell'abitazione altrui, o in un
altro luogo di privata dimora, o nelle appartenenze di essi, contro la volontà
espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo, ovvero vi s'introduce
clandestinamente o con inganno, è punito con la reclusione fino a tre anni. Art. 615 bis. Interferenze illecite nella vita privata Chiunque, mediante l'uso di strumenti di ripresa
visiva o sonora, si procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla
vita privata svolgentesi nei luoghi indicati nell'articolo 614, è punito con la
reclusione da sei mesi a quattro anni. Art. 617. Cognizione, interruzione o impedimento
illeciti di comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche Chiunque, fraudolentemente prende cognizione di una
comunicazione o di una conversazione, telefoniche o telegrafiche, tra altre
persone o comunque a lui non dirette, ovvero le interrompe o le impedisce è
punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Art.617bis Installazione di
apparecchiature atte ad intercettare od impedire comunicazioni o conversazioni
telegrafiche o telefoniche






Chiunque, fuori dei casi consentiti dalla legge,
installa apparati, strumenti, parti di apparati o di strumenti al fine
d'intercettare od impedire comunicazioni o conversazioni telegrafiche o
telefoniche tra altre persone è punito con la reclusione da uno a quattro anni.
Per
saperne di più
Se l’argomento trattato finora ha stimolato
la vostra curiosità, potete cliccare sui siti web che seguono:
http://www.bonifichelettroniche.com/
http://www.panservice.it/ellepi/microspie.htm
http://www.spyitaly.com/azienda.htm
Si tenga presente, però, che nel mondo di
Internet vi è assai poco di statico. Tutto cambia continuamente, per cui può
accadere che qualcuno degli indirizzi sopraelencati, che al momento della
stesura del presente articolo erano funzionanti, non lo siano più col
trascorrere del tempo.
In tal caso mi scuso con i lettori, invitandoli ad
effettuare delle ricerche più approfondite, con l’ausilio di un buon motore di
ricerca.
Claudio Ballicu
Bibliografia:
U. Rapetto, R. Di Nunzio, L'atlante delle
spie : dall'antichità al "Grande Gioco" a oggi, Rizzoli, Milano 2002
Gunter Praetzel e Egon F. Warnke, Il libro
dei microfoni, Franco Muzzio, Padova 1979
Wolfgang Junghans, Il libro dei registratori
audio, Franco Muzzio, Padova1983
Romeo Baroggi, Elaborazione e trasmissione
dei dati a distanza : tecniche e metodologie, Angeli, Milano 1984. -
David M. Huber, Robert E. Runstein, Manuale
della registrazione sonora : Concetti generali, Tecnologia audio analogica e
digitale, Attrezzature, Procedure, Hoepli, Milano 1999